vai al contenuto. vai al menu principale.

Il comune di San Maurizio d'Opaglio appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Oratorio di San Rocco (Sec. XVI)

Nome Descrizione
Indirizzo Frazione Lagna
Telefono 0322.96133 (Parrocchia)
Tariffe Gratuito
Pubblicazioni A. TEMPORELLI, La Parrocchia di San Maurizio d'Opaglio tra il XVI e il XX secolo: luoghi di culto e religiosità popolare, in "AA.VV.
San Maurizio d'Opaglio: dall'erica all'ottone", San Maurizio d'Opaglio, 1997, pagg. 251-253
Nella terra di Lagna facente parte della cura di San Maurizio d'Opaglio esiste un oratorio dedicato a San Rocco.
La prima descrizione di questo oratorio risale al 1617: aveva la facciata rivolta a ovest, il coro era a volta e posto a est, la chiesetta era soffittata con assi, il tetto era coperto di piode.
Vi era un altare dove non si celebrava, sopra il quale era posta un'icona dipinta a olio, con cornice di legno che raffigurava la Beata Vergine col Figlio, San Carlo e San Rocco, "fatta da eccellente pittore".
Una più dettagliata descrizione viene fornita dagli Atti di visita del vescovo Volpi che visitò l'oratorio il 15 luglio 1629.
Il pavimento della chiesa era bene connesso, le pareti in mattoni non erano state ancora imbiancate, un vaso per l'acqua benedetta era affisso alla parete; due finestre illuminavano la chiesa, una posta a mezzogiorno, l'altra, di forma circolare, sopra la porta d'ingresso. L'unico altare era collocato distante dalla parete ed era posto sotto un coro a semicerchio.
Non vi erano suppellettili sacre e neppure una cassetta per le elemosine; il sacrestano era un certo Jo. Petrus del Buccione abitante in Lagna. La chiesa era munita di un piccolo campanile privo però di campana.
Davanti alla chiesa scorreva un piccolo ruscello che creava non pochi problemi ai fedeli che volevano entrare, inoltre vi erano diverse piante che recavano danno alla chiesa, per cui il vescovo ordinò di levare le piante e di costruire un ponte, oppure di deviare in qualche modo il corso d'acqua affinché si potesse entrare in chiesa anche nelle stagioni meno clementi.
Inoltre ordinò di rivestire di calce le pareti esterne dell'oratorio, di munire di teli e di impannate le finestre, di recingere l'altare di cancelli lignei e di munirlo di pietra sacra e di suppellettili per potervi celebrare la messa.
Proprio perché sprovvisto delle suppellettili sacre e di adeguato beneficio per mantenere l'oratorio, l'anno seguente per ordine del vescovo le funzioni eucaristiche vennero sospese.
Gli uomini di quella terra chiesero allora a monsignor vescovo di conceder loro il permesso di celebrare sia "per la devotione che hanno verso il Santo, comanco per il discomodo del curato nel communicar l'infermi, per esser l'Agna discosto dalla Chiesa Parochiale, et la strada difficile per portare il Santissimo Sacramento all'infermi in detto luogo".
La popolazione di Lagna fece notare in questa lettera inviata al vescovo di Novara Giovanni Pietro Volpi, di aver provveduto a rifornire la chiesa delle necessarie suppellettili sacre, di una campana, e in particolare di aver fatto una raccolta di denari per dotare la chiesa di un beneficio che ammontava a scudi 50. Gli uomini di Lagna chiesero al vescovo la licenza di poter celebrare nell'oratorio di San Rocco "in ringraziamento del beneficio ricevuto della liberatione della peste ...se non sempre, almeno nella festa di detto Santo, promettendo quanto prima dì provedere per tutte le altre suppellettili per uso del sacro Altare et S. Messa".
La licenza venne concessa perché qualche decennio dopo, nel 1652, l'oratorio risultava fornito della necessaria suppellettile sacra ed era stato registrato anche un legato perpetuo di Lucrezia Bacchiere per una messa l'anno che veniva celebrata dal curato. Nel 1662 il vescovo ordinò di far riparare il tetto e le fessure sul soffitto per evitare i danni della pioggia.
Nel 1698 venne redatto un inventario dell'orato rio di San Rocco da parte del fabbriciere Francesco del fu Giovanni Bacheori di Lagna.
L'oratorio, lungo braccio dieci, costruito in parte sulla terra ferma ed in parte "sopra la roggia del molino" davanti alla strada comunale, era coperto di piode, ma risultava "con muri quasi quasi cadente".
Era illuminato da quattro finestre sulla facciata e una presso l'altare "in cornu Epistolae". Sopra l'unico altare, munito di pietra sacra, c'era l'icona già descritta nelle precedenti relazioni; un gradino ligneo con crocifisso, quattro candelieri d'ottone; l'altare era rivestito di un palio di cuoio feriale ed era cinto da un cancello ligneo.
Essendo l'oratorio privo di sacrestia, nella zona presbiteriale vi era un credenzone di noce per riporre i paramenti. Incassata nel muro c'era un'acquasantiera e in mezzo alla navata era posta una cassa per le elemosine. Un campaniletto, munito di una campana, si ergeva sopra il tetto. Essendo l'oratorio in parte costruito sopra la roggia, l'umidità presente nella chiesa era tale che i paramenti sacri venivano conservati dal fabbriciere nella sua casa.
Probabilmente i problemi di umidità dovuti all'estrema vicinanza della roggia e gli ordini episcopali costrinsero la popolazione a intervenire ricostruendo la chiesetta, come si evince da un'annotazione del 1703: l'oratorio infatti si tro vava "in fabrica per riedificarlo in forma più grande, e ritirarlo indietro sul sodo da sopra la roggia per decreto di Mons. III. mo Vescovo.

Tratto da:
Percorsi, Storia e documenti artistici del novarese
Il territorio dei "Castelli Cusiani"
Pella, Pogno, San Maurizio d'Opaglio volume 24

Allegati