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Il comune di San Maurizio d'Opaglio appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Chiesa Parrocchiale di San Maurizio (Sec. XV)

Nome Descrizione
Indirizzo Via Roma
Telefono 0322.96163 (Parrocchia)
Apertura SS.Messa
Tariffe Gratuito
Pubblicazioni A. TEMPORELLI, La Parrocchia di San Maurizio d'Opaglio tra il XVI e il XX secolo: luoghi di culto e religiosità popolare, in "AA.VV.
San Maurizio d'Opaglio: dall'erica all'ottone", San Maurizio d'Opaglio, 1997, pagg. 217-247
Le comunità di Opaglio, Briallo e Lagna costituivano nel medioevo degli insediamenti fra loro collegati e uniti in una medesima comunità civile che dipendeva dalla "domus" comunale di Lagna (Alagna).
I tre villaggi non erano ancora fusi in un'unica Parrocchia; all'amministrazione dei sacramenti e alla cura delle anime provvedevano i cappellani provenienti dalla Parrocchia di Prorio (già esistente nel 1133) e i canonici dell'Isola; i battesimi venivano celebrati nella pieve isolana di San Giulio ove si trovava il fonte battesimale a cui facevano capo le popolazioni rivierasche. Un documento conservato nell'Archivio Comunale di San Maurizio d'Opaglio/ trascrizione di un estimo datato 1537, informa che una chiesa dedicata a San Maurizio sorgeva nella località di Briallo.
Questo dato offre alcuni spunti di riflessione: innanzi tutto già nella prima metà del XVI secolo era radicata a Briallo la devozione per San Maurizio, comandante romano della regione tebana che fu inviata dall'imperatore Massimiano nel nord Italia per perseguire i cristiani. Secondo quanto narra la leggendo, Maurizio e i suoi soldati si sarebbero rifiutati di obbedire agli ordini dei superiori e, per questa loro insubordinazione, sarebbero stati trucidati intorno al 286 d.C. a "Octodurum" ("Aganum"), l'attuale St. Moritz nel cantone svizzero del Vallese. Giovedì 2 settembre 1568, dopo la visita compiuta dal cardinale Giovanni Antonio Serbelloni alla Parrocchia di Prorio, venne stilato un documento in cui si stabiliva la creazione ex novo della Parrocchia di San Maurizio che nasceva dalla separazione da quella di San Filiberto di Proprio. La nuova Parrocchia comprendeva i villaggi di Opaglio, Briallo, Lagna e cascine; il curato aveva l'obbligo di risiedere presso la chiesa di San Maurizio.
Tuttavia l'effettiva divisione delle due comunità parrocchiali non avvenne immediatamente, poiché il vescovo Serbelloni ordinò ancora nel 1572, quattro anni dopo la stesura dell'atto di separazione, di attuarla quanto prima, in modo tale da fornire agli abitanti di San Maurizio un parroco che li potesse assistere spiritualmente. Il 1630 fu l'anno della grande peste di memoria manzoniana che colpì anche le terre della Riviera cusiana, fra cui il borgo di San Maurizio. A causa delle epidemie e delle conseguenti emigrazioni, si verifica un calo demografico: infatti, dai 384 abitanti registrati nel 1629 nelle cascine del territorio di San Maurizio, si scese nel 1662 a 75 famiglie per un totale di sole 230 persone, di cui 175 comunicate.
Nel XVII secolo un'annosa lite giurisdizionale aveva interessato la famiglia Bettoja di Opagliolo e la Parrocchia di San Maurizio: i Bettoja, residenti nell'Isola di San Giulio e sostenuti dai canonici dell'Isola con i quali erano imparentati, avevano molti interessi nel territorio di Opagliolo e non volevano che le loro terre venissero assimilate dalla Parrocchia di San Maurizio.
Nel 1703 la popolazione della comunità sanmauriziese era composta da 97 nuclei familiari e viveva sparsa nei luoghi di Opaglio, Briallo, Lagna, Ravaglia (o Ravellia), Neurata (altrove si legge Niverata), Vianova, la cascina di Prei, Sazza, Bonetto e Baritto. Nel 1725 la Parrocchia comprendeva anche la località di "Albonem".
Nel 1793 la popolazione, suddivisa in 14 cantoni e 96 famiglie, era di 473 anime di cui 322 ammesse alla comunione.
Per tutto l'ottocento e ancora durante la prima metà del novecento fino al secondo dopoguerra, la Chiesa appariva ancora come la principale, se non esclusiva, fonte di aggregazione sociale, di norme di costume e di comportamento individuale e collettivo.
A partire dal 28 giugno 1572, data a cui risale la prima visita pastorale compiuta dal vescovo Giovanni Antonio Serbelloni, nella chiesa di San Maurizio d'Opaglio a un'unica navata, vi erano tre altari: l'altare maggiore munito di pietra sacra era dedicato a San Maurizio, un secondo altare era dedicato a Santa Maria, il terzo era privo di titolazione.
Il fonte battesimale era in sasso; non vi era ancora la sacrestia per cui le suppellettili sacre venivano conservate in una cassa.
Una descrizione un poco più dettagliata viene fornita dagli Atti della visita pastorale compiuta dal vescovo Remolo Archinto nel 1575: la chiesa era piccola e coperta di tegole, il pavimento era di pietra.
Accanto alla chiesa era eretto un campaniletto con due campane che potrebbe essere stato costruito tra il 1572 e il 1575 dato che in precedenza non veniva menzionato; attorno alla chiesa vi era un cimitero circondato da un muro.
Negli anni 1582-83, forse in previsione della consacrazione della chiesa avvenuta il 9 settembre 1590 ad opera del vescovo Cesare Spedano, la piccola chiesa venne riattata e ampliata.

Tratto da:
Percorsi, Storia e documenti artistici del novarese
Il territorio dei "Castelli Cusiani"
Pella, Pogno, San Maurizio d'Opaglio volume 24

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