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Il comune di San Maurizio d'Opaglio appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Chiesa di San Carlo Borromeo (Sec. XVI)

Nome Descrizione
Indirizzo Frazione Alpiolo
Telefono 0322.96133 (Parrocchia)
Pubblicazioni A. TEMPORELLI, La Parrocchia di San Maurizio d'Opaglio tra il XVI e il XX secolo: luoghi di culto e religiosità popolare, in "AA.VV.
San Maurizio d'Opaglio: dall'erica all'ottone", San Maurizio d'Opaglio, 1997, pagg. 256-259
La coadiutoria di San Carlo sita in Alpiolo, fa parte della Parrocchia dell'Isola di San Giulio. Negli anni 1574-76 il vescovo di Novara Romolo Archinto aveva ordinato di garantire il mantenimento di un cappellano che esercitasse la cura delle anime nel piccolo villaggio di Alpiolo, appartenente alla Parrocchia dell'Isola di San Giulio, perché esso era assai scomodo per la popolazione recarsi nella chiesa matrice dell'Isola, in quanto distava circa due miglia dal borgo e occorreva raggiungerla via lago. Nel 1585 il vescovo Cesare Speciano aggregava le anime di Alpiolo alla prepositura dell'Isola, ma il vescovo Carlo Bescapè non fu soddisfatto di come procedevano le cose, cosicché il 30 maggio 1593 chiamò al suo cospetto il prevosto della collegiata per chiedergli ragione del perché non fosse stato nominato un cappellano per esercitare in vece sua la cura delle anime di Alpiolo.
Nel 1630, anno di pestilenza, il prete che celebrava le funzioni nell'angusto oratorio di San Giulio chiedeva al vescovo il permesso di celebrare nell'oratorio di San Carlo da poco fabbricato perché più capace di ospitare i parrocchiani.
Dunque esisteva già nei primi decenni del XVII secolo nella terra di Alpiolo una chiesetta dedicata a San Carlo, che venne riattivata per cele brarvi le funzioni liturgiche proprio in concomitanza con la diffusione del morbo pestilenziale. Le relazioni delle visite pastorali dei decenni successivi segnalano che questo oratorio apparteneva agli abitanti di Alpiolo ed era stato costruito "dai Benefattori con obbligazioni dei Terrazzani". I benefattori erano gli emigranti alpiolesi piuttosto numerosi che erano andati a cercar fortuna a Milano e a Roma.
Le messe, inizialmente 52 all'anno, diminuirono a 40 all'anno per la riduzione dei redditi del capitale versato originariamente, per cui gli uomini di Alpiolo per essere serviti settimanalmente di una messa festiva si autotassarono per focolare per pagare il mancante. Il 1 dicembre 1702, con bolla pontificia di papa Clemente XI, fu eretta la coadiutoria di San Carlo in Alpiolo, già facente parte della Parrocchia dell'Isola di San Giulio.
Il cappellano coadiutore aveva l'obbligo di risiedere in Alpiolo, di celebrare la messa ogni giorno festivo, di insegnare la dottrina cristiana, di collaborare con il prevosto dell'Isola nell'esercizio della cura delle anime. Gli abitanti di Alpiolo, compresi i molti che erano emigrati ed erano residenti in Roma, intervennero con donazioni al fine di mettere a disposizione del parroco coadiutore una casa dignitosa. Caterina Albertaglia, vedova di Bartolomeo Gallerà, per questo motivo donò la sua abitazione e ricevette in cambio un'altra casa messale a disposizione dagli alpiolesi, insieme ad un congrua assegno vitalizio.
Nel 1703 venne stipulata una "Convenzione" in cui viene così descritta la casa donata al coadiutore: "casa con cortile davanti e giardino annessi, posta in territorio d'Alpiolo, consistente in due mèmbri inferiori e due superiori, coperta a paglia, e con portico". Il primo cappellano di Alpiolo fu il sacerdote Giovanni Battista Liberti.
La chiesa venne presumibilmente edificata nei primi decenni del XVII secolo.
Era un semplice oratorio campestre che fu lasciato in stato di abbandono fino a quando gli abitanti di Alpiolo chiesero di riabilitarla per officiarvi durante la pestilenza del 1630. San Carlo Borromeo, cui è dedicata la chiesa, era, infatti, invocato contro la peste. Uno dei suoi principali attributi presenti nell'iconografia classica è un appestato che ricorda con quale forza d'animo il Santo si prodigò a favore degli appestati durante l'epidemia che imperversò a Milano e nella sua diocesi nel 1576.
La chiesa, a un'unica navata lunga metri 1875 e larga metri 5,50, attraversò diverse fasi di ristrutturazione e ampliamento: la prima fase risale al 1659; nel 1674 venne costruito il portichetto antistante la chiesa come ricorda la lapide posta sul muro della facciata, sotto il vestibolo, che reca incisa la seguente iscrizione:
"BENEFATTORI DI ROMA. FF. IL PORTICO. 1674 MDCLXXIV".
Un ulteriore ampliamento fu eseguito nel 1804. L'altare maggiore è dedicato a San Carlo, è costruito in calce coi gradini e predella marmorei.
Il coro è sovrastato da un grande quadro che rappresenta la Madonna col Bambino, San Carlo e San Grato. Alle pareti della cappella dell'altare maggiore vi sono due armadi: quello di destra contiene le reliquie, quello di sinistra conserva gli oli santi per gli infermi e per i battezzandi.

Tratto da:
Percorsi, Storia e documenti artistici del novarese
Il territorio dei "Castelli Cusiani"
Pella, Pogno, San Maurizio d'Opaglio volume 24

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