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Chiesa di San Carlo Borromeo (Sec. 1674)

immagine ingrandita Museo del rubinetto - vetrine (apre in nuova finestra) La mostra permanente "L'uomo e l'acqua", nucleo del futuro Museo del Rubinetto e della sua Tecnologia, affronta un argomento affascinante: il sofferto rapporto dell'uomo con l'acqua.
Il percorso proposto dall'esposizione ripercorre il cammino dell'umanità guardandolo da un insolito punto di vista: la storia dell'igiene e delle innovazioni tecnologiche (di cui rubinetti e valvole costituiscono i componenti fondamentali) che hanno permesso di dominare l'elemento liquido, trasformando la cura del corpo da pratica elitaria a fenomeno di massa.
Molteplici sono i possibili usi dell'acqua, ma la mostra si sofferma in particolare sull'utilizzo domestico: l'impiego per alimentazione, l'igiene personale, il lavaggio di suppellettili e indumenti e lo smaltimento dei rifiuti.
Per permettere al visitatore di orientarsi forniamo alcune indicazioni sull'organizzazione della rassegna "L'uomo e l'acqua".
In particolare, sono possibili due diverse letture: una lettura tematica e una lettura cronologica.


... un po' di storia ...

immagine ingrandita Museo del rubinetto - vetrine (apre in nuova finestra) Un tuffo all'indietro, a poco meno di sei anni fa, al 15 aprile del '95, quando un gruppo di appassionati, appoggiati dal Comune e con la sponsorizzazione di alcune industrie, ha dato vita alla mostra permanente "L'uomo e l'acqua".
In pratica, il primo nucleo del Museo del rubinetto e della sua tecnologia, che ha sede in piazza I Maggio a San Maurizio, al piano terra del palazzo municipale. In quest'esposizione viene affrontato un argomento affascinante quale il rapporto (a lungo sofferto) dell'uomo con l'acqua. Il percorso proposto ripercorre il cammino dell'umanità guardandolo da un insolito punto di vista: la storia dell'igiene e delle innovazioni tecnologiche (di cui rubinetti e valvole costituiscono alcuni dei componenti fondamentali) che hanno permesso di dominare l'elemento liquido, trasformando la cura del corpo da pratica elitaria a fenomeno di massa. Molteplici sono i possibili usi dell'acqua, ma il museo cusiano si sofferma, in particolare, sull'utilizzo domestico: l'impiego per l'alimentazione, il lavaggio di suppellettili e indumenti, lo smaltimento dei rifiuti e l'igiene personale. Sono possibili, della mostra, due diverse letture: una cronologica e una tematica.
immagine ingrandita Museo del rubinetto - vetrine (apre in nuova finestra) In quest'ultima sono trattati tre argomenti evidenziati da colori diversi nella parte alta dei pannelli, tutti basati su testi e immagini: "'l'uomo e l'acqua" (una descrizione di come sono mutate nel tempo le abitudini igieniche), "il rubinetto nella storia" (una ricostruzione delle invenzioni che hanno reso possibile l'arrivo dell'acqua calda e fredda in tutte le case: è anche presente una copia del rubinetto realizzato attorno al 25 dopo Cristo nella villa di Tiberio a. Capri), e "la nostra storia" che fornisce invece, attraverso le sue tappe fondamentali, il cammino del disio occidentale, a partire dalle prime presenze umane per arrivare all'oggi. Puntando, al contrario, sulla lettura cronologica, è possibile innanzitutto seguire l'evoluzione che ha portato San Maurizio a diventare la capitale italiana del rubinetto. In particolare, un pannello (il sesto) spiega com'è cambiato, dal punto di vista tipologico, il bagno, e come funzionano gli oggetti che vengono adoperati ogni giorno.
Si parla inoltre del ciclo produttivo e della metallurgia, nonché degli aspetti salienti, dal lato architettonico, di San Maurizio.
Ne mancano una testimonianza fotografica di un vero e proprio "museo vivente", forse l'ultima fabbrica dell'inizio del secolo ancora esistente, e uno spazio dedicato alle curiosità, ai tanti piccoli aneddoti attraverso cui è maturato l'attuale modo di concepire l'igiene. La rassegna propone poi circa trecento reperti di archeologia industriale che illustrano come sono cambiati i rubinetti nel tempo e le antiche tecniche di lavorazione artigianale.
immagine ingrandita Museo del rubinetto - vetrine (apre in nuova finestra) Per ulteriori informazioni si può telefonare all'Ecomuseo del lago d'Orta e del Mottarone (telefono 0323-89622, fax 0323-888621).
E certamente dalla visita al Museo del rubinetto emerge che il rapporto uomo-acqua ha importanza decisiva: il primo (come tutti gli esseri viventi) ha bisogno della seconda per vivere. Ancora oggi le uniche zone del pianeta spopolate sono quelle prive di fonti idriche. Non a caso le tribù primitive si sono accampate vicino ai corsi d'acqua e le grandi civiltà urbane sono nate lungo i grandi fiumi; navi di tutti i tipi hanno solcato il Mediterraneo da millenni e le città marittime hanno conosciuto un grande splendore. Che dire, poi, della perizia idraulica degli architetti romani che costruirono centinaia di chilometri di acquedotti in tutto l'impero? E, ovviamente, i grandi progressi tecnologici collegati alla rivoluzione industriale, consentendo l'abbassamento dei costi di produzione e d'installazione, hanno permesso la diffusione di un nuovo rapporto con l'acqua. In un certo senso si può parlare di una "rivoluzione igienica", sviluppatasi a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento.
Il fatto che oggi si consideri scandalosa la sporcizia regnante nel passato è indicativo di un profondo mutamento del costume. Ciò è stato reso possibile dalla presenza in tutte le case di acqua corrente e di impianti di riscaldamento efficienti, che permettono il piacere di un bagno o una doccia calda anche nei periodi più freddi dell'anno.


Del termine "rubinetto", forse derivante dal francese Robin (becco, caprone, a causa della forma a testa di ariete dalla cui bocca usciva l'acqua), si ha menzione per la prima volta nel 1237. Quanta acqua (e proprio il caso di dirlo...) è passata, da allora, sotto i ponti.
E siamo arrivati a un presente in cui il design viene considerato, universalmente, un fattore importante nelle scelte di mercato di un prodotto, anche se nel campo delle rubinetterie lo stesso design non viene inteso come espressione di forme sofisticate e stravaganti, ma un modo per esprimere gusto, semplicità e anche originalità nella ricerca del bello.
Ma se in questo settore cambiano rapidamente gli stili e le tendenze estetiche, una cosa però rimane costante nel tempo: il vitone o valvola di apertura e chiusura, la cui apparizione è avvenuta attorno alla fine del 1800, data in cui sono stati definitivamente eliminati i rubinetti "a maschio" prodotti già al tempo dei Romani.
Ma dopo appena cento anni anche questi vitoni sono diventati "vecchi" tecnologicamente, in quanto già nel 1980 ne sono apparsi di nuovi fatti con materiali ceramici. Tuttavia l'innovazione più importante s'è verificata attorno al 1970 con l'avvento dei miscelatori monocomando. Una conquista tecnologica fondamentale perché ha permesso di ottenere, nel campo della rubinetteria idrosanitaria, rapidamente e con facilità, acqua calda miscelata, fredda, e la regolazione della portata con la manovra di una sola leva.
E dal '90 è entrato in commercio un nuovo rubinetto elettronico con comando a raggio infrarosso, per cui è sufficiente avvicinare le mani ed ecco che "magicamente" esce l'acqua. Il futuro sarà sicuramente segnato dall'elettronica.


Dal museo si ricavano notizie anche per la storia dello sviluppo delle rubinetterie. All'inizio del ventesimo secolo l'area del lago d'Orla si presentava come una zona economicamente depressa. Le risorse agricole e pastorali erano limitate, cui era da aggiungere uno spezzettamento delle proprietà fondiarie il che impediva di avere una produzione sufficiente.
Ecco perché la popolazione era spesso costretta a cercare fonti alternative di reddito nell'emigrazione (soprattutto in altri paesi europei e in Africa) e nelle attività artigianali. La maggior parte degli uomini lavorava come muratore o scalpellino. Allora la paga proprio per uno scalpellino era di 2,803 lire al giorno per una media di 10-12 ore di lavoro. Coloro che avevano una qualifica di tagliatori potevano guadagnare fino a 3,50-3,60 lire giornaliere. Ma ecco il passaggio da un'economia di tipo agricolo a una industriale.
La prima fase fu quella dal 1847 al 1915 quando i riflettori si accesero sullo sfruttamento delle cave di granito bianco ad Alzo: all'inizio del '900 gli addetti erano 400.
Venne anche realizzata una ferrovia (chiusa nel '21) per permettere il trasporto del materiale a Novara. Ma la prima guerra mondiale, privando questo settore della mano d'opera necessaria, gl'inflisse un colpo durissimo da cui non si riprese mai completamente. Invece il periodo tra i due conflitti fu di transizione anche se qualche piccola rubinetteria s'era già installata a Fogno e Cozzano all'inizio del secolo; ma fu solo negli anni Venti che quest'attività giunse a San Maurizio.
E subito si moltiplicarono le officine e i laboratori casalinghi attrezzati con un solo tornio piazzato magari nella stalla. La Liberazione trovò il Cusio sud-occidentale in uno stato che si può definire di attesa. Ma a partire dagli anni '50 il boom economico nazionale fece sentire i suoi effetti anche su questa zona. E il settore rubinettiero subì una velocissima crescita.
Tra le conseguenze di questa tortissima industrializzazione, la scomparsa dell'emigrazione e l'inizio dell'immigrazione dal Sud in quanto dopo aver assorbito la manodopera locale le fabbriche furono costrette a cercarla altrove.



Stemma Provincia Novara Tratto da:
Sestante - Rivista di turismo e cultura delle province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola
Marzo 2001
Promoturismo s.r.l.

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