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Oratorio di San Rocco (Sec. 1617)

Nella terra di Lagna facente parte della cura di San Maurizio d'Opaglio esiste un oratorio dedicato a San Rocco.
La prima descrizione di questo oratorio risale al 1617: aveva la facciata rivolta a ovest, il coro era a volta e posto a est, la chiesetta era soffittata con assi, il tetto era coperto di piode.
Vi era un altare dove non si celebrava, sopra il quale era posta un'icona dipinta a olio, con cornice di legno che raffigurava la Beata Vergine col Figlio, San Carlo e San Rocco, "fatta da eccellente pittore".
Una più dettagliata descrizione viene fornita dagli Atti di visita del vescovo Volpi che visitò l'oratorio il 15 luglio 1629.
Il pavimento della chiesa era bene connesso, le pareti in mattoni non erano state ancora imbiancate, un vaso per l'acqua benedetta era affisso alla parete; due finestre illuminavano la chiesa, una posta a mezzogiorno, l'altra, di forma circolare, sopra la porta d'ingresso. L'unico altare era collocato distante dalla parete ed era posto sotto un coro a semicerchio.
Non vi erano suppellettili sacre e neppure una cassetta per le elemosine; il sacrestano era un certo Jo. Petrus del Buccione abitante in Lagna. La chiesa era munita di un piccolo campanile privo però di campana.
Davanti alla chiesa scorreva un piccolo ruscello che creava non pochi problemi ai fedeli che volevano entrare, inoltre vi erano diverse piante che recavano danno alla chiesa, per cui il vescovo ordinò di levare le piante e di costruire un ponte, oppure di deviare in qualche modo il corso d'acqua affinché si potesse entrare in chiesa anche nelle stagioni meno clementi.
Inoltre ordinò di rivestire di calce le pareti esterne dell'oratorio, di munire di teli e di impannate le finestre, di recingere l'altare di cancelli lignei e di munirlo di pietra sacra e di suppellettili per potervi celebrare la messa.
Proprio perché sprovvisto delle suppellettili sacre e di adeguato beneficio per mantenere l'oratorio, l'anno seguente per ordine del vescovo le funzioni eucaristiche vennero sospese.
Gli uomini di quella terra chiesero allora a monsignor vescovo di conceder loro il permesso di celebrare sia "per la devotione che hanno verso il Santo, comanco per il discomodo del curato nel communicar l'infermi, per esser l'Agna discosto dalla Chiesa Parochiale, et la strada difficile per portare il Santissimo Sacramento all'infermi in detto luogo".
La popolazione di Lagna fece notare in questa lettera inviata al vescovo di Novara Giovanni Pietro Volpi, di aver provveduto a rifornire la chiesa delle necessarie suppellettili sacre, di una campana, e in particolare di aver fatto una raccolta di denari per dotare la chiesa di un beneficio che ammontava a scudi 50. Gli uomini di Lagna chiesero al vescovo la licenza di poter celebrare nell'oratorio di San Rocco "in ringraziamento del beneficio ricevuto della liberatione della peste ...se non sempre, almeno nella festa di detto Santo, promettendo quanto prima dì provedere per tutte le altre suppellettili per uso del sacro Altare et S. Messa".
La licenza venne concessa perché qualche decennio dopo, nel 1652, l'oratorio risultava fornito della necessaria suppellettile sacra ed era stato registrato anche un legato perpetuo di Lucrezia Bacchiere per una messa l'anno che veniva celebrata dal curato. Nel 1662 il vescovo ordinò di far riparare il tetto e le fessure sul soffitto per evitare i danni della pioggia.
Nel 1698 venne redatto un inventario dell'orato rio di San Rocco da parte del fabbriciere Francesco del fu Giovanni Bacheori di Lagna.
L'oratorio, lungo braccio dieci, costruito in parte sulla terra ferma ed in parte "sopra la roggia del molino" davanti alla strada comunale, era coperto di piode, ma risultava "con muri quasi quasi cadente".
Era illuminato da quattro finestre sulla facciata e una presso l'altare "in cornu Epistolae". Sopra l'unico altare, munito di pietra sacra, c'era l'icona già descritta nelle precedenti relazioni; un gradino ligneo con crocifisso, quattro candelieri d'ottone; l'altare era rivestito di un palio di cuoio feriale ed era cinto da un cancello ligneo.
Essendo l'oratorio privo di sacrestia, nella zona presbiteriale vi era un credenzone di noce per riporre i paramenti. Incassata nel muro c'era un'acquasantiera e in mezzo alla navata era posta una cassa per le elemosine. Un campaniletto, munito di una campana, si ergeva sopra il tetto. Essendo l'oratorio in parte costruito sopra la roggia, l'umidità presente nella chiesa era tale che i paramenti sacri venivano conservati dal fabbriciere nella sua casa.
Probabilmente i problemi di umidità dovuti all'estrema vicinanza della roggia e gli ordini episcopali costrinsero la popolazione a intervenire ricostruendo la chiesetta, come si evince da un'annotazione del 1703: l'oratorio infatti si tro vava "in fabrica per riedificarlo in forma più grande, e ritirarlo indietro sul sodo da sopra la roggia per decreto di Mons. III. mo Vescovo, et avrà una sola porta in fronte, con due finestre laterali, ed altre sufficienti.
L'altare sarà sotto Cappella fatta a volta e fisso all'estremo parete verso oriente".
Un'iscrizione posta sulla finestra destra della facciata riporta: "CAROLUS/ANTONIUS SANTINI / P. LAPIDEM /POSUITANNO 170[.]".
Purtroppo è illeggibile l'ultima cifra, ma un documento successivo testimonia che l'oratorio venne eretto nel 1704.
Il 14 marzo 1709 il vicario vescovile permise agli abitanti di Lagna di far benedire ed esporre un quadro rappresentante San Rocco e San Giuseppe, che gli abitanti di Alagna fecero dipingere a loro spese.
Nel 1725 il vescovo ordinò di ripulire l'area circostante dai cespugli, di mettere una tavola ben stagionata all'altare e di risistemare il pavimento. Nel 1854 il parroco e il fabbriciere di detto oratorio supplicarono il vescovo affinché concedesse il permesso di far costruire un altare in marmo in luogo di quello esistente, ancora fabbricato in mattoni. L'altare sarebbe costato, in base al disegno realizzato, non più di 600 lire milanesi le quali sarebbero state pagate dalla fabbriceria dell'oratorio. Inoltre il fabbriciere Giuseppe Bellosta avrebbe donato alla chiesa un terreno adiacente per poter edificare a sue spese il coro di cui la chiesa era mancante.
Una relazione del 1869 descrive l'aspetto dell'oratorio dopo la riedificazione del 1704. Sulla facciata c'è un'unica porta verso ponente, internamente è fatto a volta ed è lungo braccio 16 e largo braccio 8, quindi risulta più grande rispetto al precedente. Lateralmente alla porta d'ingresso vi sono due finestre, e una terza finestra era al di sopra di un'immagine di San Rocco dipinta sopra la porta; un'ultima finestra era posta a mezzogiorno.
Internamente, sopra la porta, vi è una cantoria senza organo; a destra per chi entra vi è un'acquasantiera di marmo sopra una colonnina. Il presbiterio è chiuso da una balaustra di marmo, l'unico altare è di legno verniciato con due gradini e ciborio foderato, "il gradino e sottopedale di marmo". Sopra l'altare pende un quadro effigiante la Beata vergine col Bambino in braccio, San Giuseppe, San Rocco e San Carlo.
A settentrione vi è una sacrestia fatta a volta con due finestre che illuminano, l'arredo è composto da un vestiario grande in noce con sottopedale di legno e cassettoni, un lavatoio in sasso. Sul lato sinistro dell'oratorio vi è una piccola torre campanaria con campana. Presso l'oratorio si festeggia il giorno di San Rocco con messa cantata, vespri e benedizione col Santissimo Sacramento.
All'interno dell'oratorio, sul lato destro per chi entra, c'è una lapide la cui iscrizione ricorda che il 29 agosto 1 839 avvenne un'alluvione e l'acqua salì a circa due metri di altezza.
Il 17 maggio 1909 il parroco don Giuseppe Zaninetta scrisse al vescovo una lettera in cui chiedeva il permesso di costruire un nuovo altare in sostituzione di quello antico "in legno e muratura ... e poco decente al culto", che stava andando in rovina, "per l'umidità e per il tarlo". In accordo col fabbriciere il parroco fece predisporre dal signor Pompeo Pagani di Milano un disegno che sottopose all'approvazione della commissione diocesana delle belle arti. Il prezzo dell'altare "in marmo bianco di Carrara seconda qualità, esclusa la spesa di trasporto e posa in opera, è di L. 390".
Il permesso fu concesso il 19 maggio 1909.
L'oratorio venne restaurato nel 1937, come informa un'iscrizione posta sopra la finestra sinistra della facciata.


Stemma Provincia Novara Tratto da:
Percorsi, Storia e documenti artistici del novarese
Il territorio dei "Castelli Cusiani"
Pella, Pogno, San Maurizio d'Opaglio
volume 24





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