Salta al contenuto
Rss




Chiesa di San Carlo Borromeo (Sec. 1674)

immagine ingrandita Chiesa di San Carlo Borromeo (apre in nuova finestra) La coadiutoria di San Carlo sita in Alpiolo, fa parte della Parrocchia dell'Isola di San Giulio. Negli anni 1574-76 il vescovo di Novara Romolo Archinto aveva ordinato di garantire il mantenimento di un cappellano che esercitasse la cura delle anime nel piccolo villaggio di Alpiolo, appartenente alla Parrocchia dell'Isola di San Giulio, perché esso era assai scomodo per la popolazione recarsi nella chiesa matrice dell'Isola, in quanto distava circa due miglia dal borgo e occorreva raggiungerla via lago. Nel 1585 il vescovo Cesare Speciano aggregava le anime di Alpiolo alla prepositura dell'Isola, ma il vescovo Carlo Bescapè non fu soddisfatto di come procedevano le cose, cosicché il 30 maggio 1593 chiamò al suo cospetto il prevosto della collegiata per chiedergli ragione del perché non fosse stato nominato un cappellano per esercitare in vece sua la cura delle anime di Alpiolo.
Nel 1630, anno di pestilenza, il prete che celebrava le funzioni nell'angusto oratorio di San Giulio chiedeva al vescovo il permesso di celebrare nell'oratorio di San Carlo da poco fabbricato perché più capace di ospitare i parrocchiani.
Dunque esisteva già nei primi decenni del XVII secolo nella terra di Alpiolo una chiesetta dedicata a San Carlo, che venne riattivata per cele brarvi le funzioni liturgiche proprio in concomitanza con la diffusione del morbo pestilenziale. Le relazioni delle visite pastorali dei decenni successivi segnalano che questo oratorio apparteneva agli abitanti di Alpiolo ed era stato costruito "dai Benefattori con obbligazioni dei Terrazzani". I benefattori erano gli emigranti alpiolesi piuttosto numerosi che erano andati a cercar fortuna a Milano e a Roma.
Le messe, inizialmente 52 all'anno, diminuirono a 40 all'anno per la riduzione dei redditi del capitale versato originariamente, per cui gli uomini di Alpiolo per essere serviti settimanalmente di una messa festiva si autotassarono per focolare per pagare il mancante. Il 1 dicembre 1702, con bolla pontificia di papa Clemente XI, fu eretta la coadiutoria di San Carlo in Alpiolo, già facente parte della Parrocchia dell'Isola di San Giulio.
Il cappellano coadiutore aveva l'obbligo di risiedere in Alpiolo, di celebrare la messa ogni giorno festivo, di insegnare la dottrina cristiana, di collaborare con il prevosto dell'Isola nell'esercizio della cura delle anime. Gli abitanti di Alpiolo, compresi i molti che erano emigrati ed erano residenti in Roma, intervennero con donazioni al fine di mettere a disposizione del parroco coadiutore una casa dignitosa. Caterina Albertaglia, vedova di Bartolomeo Gallerà, per questo motivo donò la sua abitazione e ricevette in cambio un'altra casa messale a disposizione dagli alpiolesi, insieme ad un congrua assegno vitalizio.
Nel 1703 venne stipulata una "Convenzione" in cui viene così descritta la casa donata al coadiutore: "casa con cortile davanti e giardino annessi, posta in territorio d'Alpiolo, consistente in due mèmbri inferiori e due superiori, coperta a paglia, e con portico". Il primo cappellano di Alpiolo fu il sacerdote Giovanni Battista Liberti.
La chiesa venne presumibilmente edificata nei primi decenni del XVII secolo.
Era un semplice oratorio campestre che fu lasciato in stato di abbandono fino a quando gli abitanti di Alpiolo chiesero di riabilitarla per officiarvi durante la pestilenza del 1630. San Carlo Borromeo, cui è dedicata la chiesa, era, infatti, invocato contro la peste. Uno dei suoi principali attributi presenti nell'iconografia classica è un appestato che ricorda con quale forza d'animo il Santo si prodigò a favore degli appestati durante l'epidemia che imperversò a Milano e nella sua diocesi nel 1576.
La chiesa, a un'unica navata lunga metri 1875 e larga metri 5,50, attraversò diverse fasi di ristrutturazione e ampliamento: la prima fase risale al 1659; nel 1674 venne costruito il portichetto antistante la chiesa come ricorda la lapide posta sul muro della facciata, sotto il vestibolo, che reca incisa la seguente iscrizione:
"BENEFATTORI DI ROMA. FF. IL PORTICO. 1674 MDCLXXIV".
Un ulteriore ampliamento fu eseguito nel 1804. L'altare maggiore è dedicato a San Carlo, è costruito in calce coi gradini e predella marmorei.
Il coro è sovrastato da un grande quadro che rappresenta la Madonna col Bambino, San Carlo e San Grato. Alle pareti della cappella dell'altare maggiore vi sono due armadi: quello di destra contiene le reliquie, quello di sinistra conserva gli oli santi per gli infermi e per i battezzandi.
Agli angoli della cappella dell'altare maggiore sono oggi collocate due statue; quella a sinistra rappresenta la Madonna Immacolata, la statua a destra raffigura San Luigi Gonzaga. Il presbiterio, della larghezza di metri 5,50 e della lunghezza di metri 3, è diviso dall'unica navata da una balaustra marmorea con gradini in sasso. Ai lati del presbiterio vi sono due cappelle con gli altari che formano un transetto a croce; in quella di sinistra è collocata una statua del Sacro Cuore, mentre a destra vi è il Crocifisso.
All'interno della chiesa vi è un pulpito affisso all'angolo fra l'aitar maggiore e l'altare della cappella sinistra, un confessionale, un coro con sedili, un organo e i quadri della "Via Crucis" le cui immagini furono benedette da padre Onorio del Convento del Monte Mesma, per concessione del prevosto dell'Isola, delegato vescovile Antonio Prevosti, il 3 marzo 1795.
I banchi, 13 a destra e 10 a sinistra, erano riservati ad alcune famiglie del territorio. Poiché l'oratorio dipendeva dalla Parrocchia dell'Isola, non era fornito di fonte battesimale e i neonati venivano portati all'Isola per il battesimo; soltanto nel 1799 per motivi di comodità fu concessa l'autorizzazione vescovile di erigere il fonte battesimale e di battezzare nell'oratorio di San Carlo. Nei registri dei battezzati dell'anagrafe parrocchiale si legge che il primo battesimo fu celebrato nella chiesa di San Carlo il 16 agosto 1801 e fu la neonata Margarita Josepha Maria Joanna Bedani, figlia di Clara Tabarini, vedova di Giovanni Antonio Bedoni.
Sempre nell'anno 1799 fu concessa l'autorizzazione di costruire i sepolcri nella chiesa e la prima alpiolese che venne sepolta il 26 febbraio 1801 fu la piccola Francesco Maria Bedani di soli due anni.
"Annesso al lato destro e con uscio che mette in chiesa trovasi il campanile di figura quadra; vi si ascende per incomode scale di legno, incontrasi l'orologio e poi le tré campane che porta. La più grossa fu benedetta nel 1836 da fu sig. prevosto Tirinanzi, è dedicata a san Carlo col motto 'Anno 1836 INTENDE VOCI MEAE Ps. 136'; la mezzana a san Martino col motto 'Anno 1672 SANCTE MARTINE INTERCEDE PRO NOBIS', la piccola a san Grato col motto 'ANNO 1664.
A FULGURE ET TEMPESTATE LIBERA NOS DOMINE'". Annesso all'oratorio si trova il cimitero che nel 1856 era " /arac cinque metri ed anche più nella cantonata".
Per quanto riguarda le feste che venivano celebrate nei piccolo oratorio si ricorda la festa di San Carlo che ricorre il 4 novembre, giorno della sua nascita. Inoltre venivano celebrate le feste di San Luigi, di San Grato, che proteggeva contro il maltempo e soprattutto dalla grandine tanto temuta in passato dal popolo che viveva principalmente di agricoltura. Inoltre si festeggiavano San Giuseppe e Santa Lucia, la cui devozione si era imposta ad Alpiolo solo intorno alla metà del XIX secolo. Come in tutte le parrocchie, venivano celebrati il mese mariano a maggio, le novene, la "Via Crucis": "Nei dì feriali quasi sempre messa alla mattina, rosario la sera e, per tre o quattro settimane in Quaresima, catechismo ai fanciulli e alle ragazze.
S'amministravano poi il Battesimo, la Penitenza, Eucaristia (Viatico) e Olio Santo agli infermi, si fa funerali".

Nella primavera del 1991, durante lavori di inventario nella chiesa, vennero effettuate importanti scoperte che permisero di chiarirne le origini. La prima è il rinvenimento di un'iscrizione, riferibile alla costruzione della sacrestia. Su di essa si legge:
"ANN (O) DOM (INI) 1680/MAURICIO GALERA/ DEL FU GIOSEPE DE/ BATISTONE DI ALPIO(LO)/ POSE LA PRIMA PIE(TRA)/ DELLA SAGRESTIA".
Ancora più importante è il ritrovamento di una ventina tra ricevute, lettere e altri documenti dei secoli XVII e XVIII, ora conservati presso l'Archivio dell'Isola.
Essi coprono un arco cronologico di 151 anni, dal 6 ottobre 1643 al 30 settembre 1794 e, attraverso le loro indicazioni, si sono potuti chiarire alcuni momenti della storia della chiesa come, a esempio, la data della sua costruzione.


Stemma Provincia Novara Tratto da:
Percorsi, Storia e documenti artistici del novarese
Il territorio dei "Castelli Cusiani"
Pella, Pogno, San Maurizio d'Opaglio
volume 24

Clicca sull'anteprima per visualizzare le immagini ingrandite




Inizio Pagina Comune di SAN MAURIZIO D'OPAGLIO (NO) - Sito Ufficiale
Piazza I Maggio n. 4 - 28017 SAN MAURIZIO D'OPAGLIO (NO) - Italy
Tel. (+39)0322.967222 - Fax (+39)0322.967247
Codice Fiscale: 00344700034 - Partita IVA: 00344700034
EMail: municipio@comune.sanmauriziodopaglio.no.it
Posta Elettronica Certificata: protocollo@pec.comune.sanmauriziodopaglio.no.it
Web: http://www.comune.sanmauriziodopaglio.no.it


|