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Chiesa di Sant'Antonio (Sec. 1590)

La prima segnalazione della chiesa dedicata a Sant'Antonio e ubicata in località Briallo, perviene dagli Atti di visita tilati nel 1590 dal segretario del vescovo Cesare Spedano, che registra la presenza di un altare privo di addobbi e "di tutti i paramenti necessari" per poter celebrarvi la messa. E probabile che l'oratorio fosse di recente costruzione e non fosse ancora stato abilitato per officiarvi.
Una prima parziale descrizione dell'oratorio viene fornita dal vescovo Bascapè nel corso della sua seconda visita pastorale compiuta il 15 ottobre 1604.
L'oratorio era coperto da un tetto di tegole, presentava al suo interno un altare che era posto sotto una volta dipinta ed era munito di due candelieri, pallio e croce. Il vescovo ordinò di costruire una predella lignea per l'altare troppo basso, di ricoprirlo con tavole, di munirlo di pietra sacra e di circondarlo con una balaustra lignea; l'oratorio doveva essere inoltre fornito di un vaso per l'acqua benedetta.
Sopra la porta d'ingresso era stata edificata una "turricula cum campanula", ma il vescovo ordinò di spostarla perché era d'impedimento al passaggio dei fedeli.
L'inventario del 1017 segnala che l'oratorio era orientato con la facciata verso sera e il coro a est, diversamente da come è orientato attualmente. Tra il 1604 e il 1617 il tetto era stato rifatto ed era coperto di piode; era stata ripulita l'area antistante la chiesa dalla vegetazione che infestava l'ingresso, cosicché si era venuta a creare una piazzetta. Nel 1629 l'oratorio, che si trovava isolato rispetto all'abitato di Briallo costituito in quell'anno da venti famiglie, manteneva una struttura ed un arredamento interno inalterato rispetto al decennio precedente: il coro fatto a volta, sotto cui era posto l'altare, era affrescato con immagini non meglio definite; era stato fornito di un confessionale e di un vaso per l'acqua benedetta; una campana posta su due pile laterizie chiamava a raccolta il popolo per la preghiera.
Fra il 1629 e il 1652 furono effettuati impegnativi lavori che fecero assumere una fisionomia totalmente nuova alla chiesa. Negli Atti di visita del vescovo Gentile (1869) viene annotato che l'oratorio di Sant'Antonio in Briallo fu eretto nel 1648. Una nota contenuta nell'inventario del 1652 fa supporre che il nuovo oratorio di Sant'Antonio non fosse soltanto l'antico edificio ristrutturato ma una chiesa edificata ex novo più vicina al centro abitato. La chiesa subì una trasformazione radicale poiché antecedentemente aveva il coro orientato a est in linea con le norme canoniche, nel 1652 invece aveva la facciata orientata a est ed il coro ad ovest, come appare ai nostri giorni.
La spesa per la riedificazione dell'edificio sacro doveva essere stata consistente perché erano "molti [i] debiti contratti dalli uomini di Briallo per fabbricare detto oratorio et sì servono delle limosine che vengono usatte per pagare interessi che corrono alli creditori".
Il nuovo oratorio era circondato dalla strada da tutte le parti come è tuttora, vi si accedeva attraverso due porte, una ricavata sulla facciata ed una laterale; la navata era illuminata da due finestre grandi poste sulla facciata, un'altra finestra illuminava il coro; "dalla parte verso Briallo" era stato costruito un campanile con campana.
Presso l'altare munito di pietra sacra e delle necessario suppellettili si celebrava la messa nei giorni festivi; l'oratorio possedeva un nuovo confessionale. Il campanile, si precisa nel 1662, era stato costruito in sasso; l'altar maggiore circondato da cancelli lignei era posto contro la parete e sotto una cappella imbiancata, pavimentata a volta.
Nel 1703 appare sopra l'altare un'icona, con cornice di stucco e nicchia, rappresentate la Beata Vergine Maria con il Bambino Gesù in braccio, San Giuseppe e Sant'Antonio da Padova. Tra la fine del settecento e i primi decenni dell'ottocento si attuarono una serie di lavori di abbellimento dell'oratorio.
L'11 giugno 1791 vennero versate al pittore Giacomo Agustini Bersano lire 75 per avere dipinto il coro e una parte dell'oratorio di Sant'Antonio abate.
Il 29 aprile 1801 fu pagato con lire 125 lo scalpellino Giovanni Battista Cerutti per la balaustra dell'oratorio e il muratore Giulio Camola per la posa. Il 18 gennaio 1846 la balaustra vecchia fu venduta alla chiesa della Vacchetta di San Maurizio d'Opaglio per la stessa cifra e la fabbriceria dell'oratorio di Briallo ricevette da un benefattore lire 100 per acquistare una nuova balaustra di marmo e per costruire un nuovo altare.
Sempre in quell'anno si spesero complessivamente lire 700 per il nuovo altare, per la nuova balaustra marmorea, per l'acquisto di due quadri, uno rappresentante San Giovanni Battista, l'altro San Sebastiano; inoltre per una croce di rame argentato, per due banchi degli uomini, per quattro candelieri. Nella seconda metà dell'ottocento l'oratorio era lungo braccio 18 e largo braccio 10, era coperto di piode e fatto a volta.
Due erano le arcate: una con lesene e cornicione per il presbiterio e il coro, un altro arco sul frontespizio sotto cui vi erano tre finestre invetrate; due altre finestre erano laterali alla porta maggiore sopra la quale era dipinta l'immagine di Sant'Antonio abate e Sant'Antonio di Padova. L'altare fatto "di fini marmi" e di bei disegno, con predella marmorea e ciborio, aveva un'ancona grande rappresentante la Beata Vergine Maria col Bambino in braccio, San Giuseppe e ai lati Sant'Antonio abate e Sant'Antonio di Padova. Era circondato da balaustra marmorea. Il presbiterio, il coro, le lesene, il cornicione erano tutti dipinti.
La sacrestia, assai bassa, era posta a settentrione, era fatta a volta, ed era illuminata da una finestra chiusa da vetri e inferriata. Sullo stesso lato sorgeva una torretta campanaria con campana la cui corda pendeva in un angolo della sacrestia.
La chiesa disponeva nel 1869 di un capitale di 100 lire per la manutenzione e per la celebrazione delle messe festive del legato Fiorentini. Nell'oratorio si solennizzava la festa di Sant'Antonio con messa cantata, vespri e benedizione col Santissimo Sacramento. Nei primi decenni del novecento fu rinnovato il pavimento e il tetto per una spesa di lire 1466, l'edificio necessitava di un'imbiancatura per risanare la volta e le pareti soggette all'umidità; l'intervento si sarebbe effettuato non appena si fossero raccolti i fondi necessari. In questa chiesa si celebrano a gennaio e a giugno le feste dei Santi patroni Antonio abate e Antonio da Padova.


Stemma Provincia Novara Tratto da:
Percorsi, Storia e documenti artistici del novarese
Il territorio dei "Castelli Cusiani"
Pella, Pogno, San Maurizio d'Opaglio
volume 24





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