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Chiesa Parrocchiale di San Maurizio (Sec. 1568)

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di San Maurizio - Lato absidale (apre in nuova finestra) Le comunità di Opaglio, Briallo e Lagna costituivano nel medioevo degli insediamenti fra loro collegati e uniti in una medesima comunità civile che dipendeva dalla "domus" comunale di Lagna (Alagna).
I tre villaggi non erano ancora fusi in un'unica Parrocchia; all'amministrazione dei sacramenti e alla cura delle anime provvedevano i cappellani provenienti dalla Parrocchia di Prorio (già esistente nel 1133) e i canonici dell'Isola; i battesimi venivano celebrati nella pieve isolana di San Giulio ove si trovava il fonte battesimale a cui facevano capo le popolazioni rivierasche. Un documento conservato nell'Archivio Comunale di San Maurizio d'Opaglio/ trascrizione di un estimo datato 1537, informa che una chiesa dedicata a San Maurizio sorgeva nella località di Briallo.
Questo dato offre alcuni spunti di riflessione: innanzi tutto già nella prima metà del XVI secolo era radicata a Briallo la devozione per San Maurizio, comandante romano della regione tebana che fu inviata dall'imperatore Massimiano nel nord Italia per perseguire i cristiani. Secondo quanto narra la leggendo, Maurizio e i suoi soldati si sarebbero rifiutati di obbedire agli ordini dei superiori e, per questa loro insubordinazione, sarebbero stati trucidati intorno al 286 d.C. a "Octodurum" ("Aganum"), l'attuale St. Moritz nel cantone svizzero del Vallese. Giovedì 2 settembre 1568, dopo la visita compiuta dal cardinale Giovanni Antonio Serbelloni alla Parrocchia di Prorio, venne stilato un documento in cui si stabiliva la creazione ex novo della Parrocchia di San Maurizio che nasceva dalla separazione da quella di San Filiberto di Proprio. La nuova Parrocchia comprendeva i villaggi di Opaglio, Briallo, Lagna e cascine; il curato aveva l'obbligo di risiedere presso la chiesa di San Maurizio.
Tuttavia l'effettiva divisione delle due comunità parrocchiali non avvenne immediatamente, poiché il vescovo Serbelloni ordinò ancora nel 1572, quattro anni dopo la stesura dell'atto di separazione, di attuarla quanto prima, in modo tale da fornire agli abitanti di San Maurizio un parroco che li potesse assistere spiritualmente.
immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di San Maurizio - Vista Campanile (apre in nuova finestra) Il 1630 fu l'anno della grande peste di memoria manzoniana che colpì anche le terre della Riviera cusiana, fra cui il borgo di San Maurizio. A causa delle epidemie e delle conseguenti emigrazioni, si verifica un calo demografico: infatti, dai 384 abitanti registrati nel 1629 nelle cascine del territorio di San Maurizio, si scese nel 1662 a 75 famiglie per un totale di sole 230 persone, di cui 175 comunicate.
Nel XVII secolo un'annosa lite giurisdizionale aveva interessato la famiglia Bettoja di Opagliolo e la Parrocchia di San Maurizio: i Bettoja, residenti nell'Isola di San Giulio e sostenuti dai canonici dell'Isola con i quali erano imparentati, avevano molti interessi nel territorio di Opagliolo e non volevano che le loro terre venissero assimilate dalla Parrocchia di San Maurizio.
Nel 1703 la popolazione della comunità sanmauriziese era composta da 97 nuclei familiari e viveva sparsa nei luoghi di Opaglio, Briallo, Lagna, Ravaglia (o Ravellia), Neurata (altrove si legge Niverata), Vianova, la cascina di Prei, Sazza, Bonetto e Baritto. Nel 1725 la Parrocchia comprendeva anche la località di "Albonem".
Nel 1793 la popolazione, suddivisa in 14 cantoni e 96 famiglie, era di 473 anime di cui 322 ammesse alla comunione.
Per tutto l'ottocento e ancora durante la prima metà del novecento fino al secondo dopoguerra, la Chiesa appariva ancora come la principale, se non esclusiva, fonte di aggregazione sociale, di norme di costume e di comportamento individuale e collettivo.
A partire dal 28 giugno 1572, data a cui risale la prima visita pastorale compiuta dal vescovo Giovanni Antonio Serbelloni, nella chiesa di San Maurizio d'Opaglio a un'unica navata, vi erano tre altari: l'altare maggiore munito di pietra sacra era dedicato a San Maurizio, un secondo altare era dedicato a Santa Maria, il terzo era privo di titolazione.
Il fonte battesimale era in sasso; non vi era ancora la sacrestia per cui le suppellettili sacre venivano conservate in una cassa.
Una descrizione un poco più dettagliata viene fornita dagli Atti della visita pastorale compiuta dal vescovo Remolo Archinto nel 1575: la chiesa era piccola e coperta di tegole, il pavimento era di pietra.
Accanto alla chiesa era eretto un campaniletto con due campane che potrebbe essere stato costruito tra il 1572 e il 1575 dato che in precedenza non veniva menzionato; attorno alla chiesa vi era un cimitero circondato da un muro.
Negli anni 1582-83, forse in previsione della consacrazione della chiesa avvenuta il 9 settembre 1590 ad opera del vescovo Cesare Spedano, la piccola chiesa venne riattata e ampliata.
Nel 1594, anno in cui il vescovo Carlo Bascapè compì la sua prima visita pastorale alla Parrocchiale di San Maurizio, la chiesa era costruita a volta ed era stata ricoperta con un nuovo tetto tavolato, era sufficientemente ampia e capace di ospitare la popolazione della Parrocchia.
immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di San Maurizio - Facciata (apre in nuova finestra) Fra il 1604 e il 1 61 7-1 8, ottemperando agli ordini dei Bascapè, venne costruito davanti alla facciata della chiesa un pronao con l'immagine di San Maurizio.
Nel corso degli anni, con le visite dei vescovi, la chiesa subì mutamenti ed aggiunte tese a migliorare ed abbellire il sacro luogo, e ne sono testimonianza le descrizioni dei numerosi Atti di visita nei quali vengono citati ed inventariati gli interventi. Nel 1076 venne innalzata la nuova torre campanaria, come riferisce la lapide di granito rosso murata sul basamento:
"R.D. IO. BAPT. FLORENTINO RECTOR ET AUTCHE / A. D. MDCLXXV DIE DECIMA IULII / MAURITIUS TABOTIUS PRIMUM IECIT LAPIDEM / DIE QUINTA OCTOBRIS 1676".
Nel 1679 tuttavia il campanile non era stato ultimato, perché venne donato alla fabbrica della chiesa un censo di 200 scudi da parte di Bernardo Gallerà per concludere l'opera e porre le nuove campane che vennero commissionate a Gian Andrea Berrardi di Ceresole, abitante in Cuorgnè, e che vennero fuse nel 1681.
La chiesa che si vede attualmente è il risultato di una ricostruzione la cui prima fase può risalire al 1760-1761 e interessò la facciata e le cappelle. Nel 1763 la chiesa viene dettagliatamente descritta dagli Atti di visita del vescovo Balbis Bertone. L'altare maggiore era collocato ancora entro un "humile" presbiterio sotto un baldacchino. Il coro, illuminato da una finestra semicircolare, era angusto e i sedili di noce erano costruiti secondo un semplice disegno; una tela dipinta rappresentava San Maurizio titolare della Parrocchiale. Dalla parte del vangelo vi era una porticina attraverso cui si accedeva alla sacrestia che veniva utilizzata dai confratelli del Santissimo Sacramento.
La cappella della Beata Vergine del Santo Rosario, orientata a nord e chiusa da balaustre marmoree, era impreziosita da una grande icona con cornice dorata, che si può ancora oggi ammirare, rappresentante la Madonna del Rosario, San Domenico, San Giorgio, Santa Rosa, San Maurizio, con i Misteri del Rosario.
Seguiva l'altare marmoreo ben modellato di Sant'Antonio da Padova, posto a settentrione in una cappella con balaustre marmoree; dietro l'altare una nicchia chiusa da una vetrata ospitava una piccola statua lignea del Santo patavino. In fondo alla chiesa, sul lato sinistro per chi entra, vi era la cappella battesimale fatta a volta e chiusa da una cancellata in ferro battuto.
Ai piedi dell'affresco dell'immagine di San Giovanni Battista, successivamente dipinto, fu murata nel 1771 la lastra tombale del prevosto Gaudenzio Bevilacqua di Varallo Sesia (il quale resse la Parrocchia di San Maurizio dal 1746 percependo un salario di lire 300 imperiali all'anno, oltre 40 lire per la legna che venivano pagate dalla comunità a Natale e a San Pietro). Contro la parete meridionale presso il presbiterio era appoggiato l'elegante altare marmoreo dedicato a San Carlo e a San Francesco, oggi dedicato al Sacro Cuore; la tela dipinta rappresentante la Beata Vergine Maria del Carmelo con San Francesco d'Assisi, un Angelo custode e San Vincenzo di Paola fu donata da Stefano Bettoja, il cui stemma familiare è effigiato sulla tavola.
Il quadro venne successivamente rimosso per collocarvi la nicchia con l'effigie del Sacro Cuore. La seconda fase dei lavori di ristrutturazione della chiesa, che interessò l'area presbiteriale con l'antico coro e le due sacrestie, si può datare fra il 1772-74.
Le spese per l'edificazione furono sostenute interamente dalla popolazione che si prodigò anche nel portare gratuitamente il materiale. Il presbiterio al termine dei lavori risultò largo broccia 15 e lungo braccio 14, era fatto a volta e venne affrescato con scene rappresentanti la Gloria di San Maurizio, opera di Giovanni Battista Cantalupi di Miasino.
Sopra l'altare maggiore venne collocata la pala rappresentante il Martirio di San Maurizio, opera di Giovanni Domenico Porta (nato a San Maurizio nel 1722), eseguito a Roma nel 1756, come si evince dall'iscrizione posta sul gradino del tempio, a destra: "IOAN. DOM. PORTA IN ROMA 1756". L'opera s'ispira liberamente al Martirio di San Maurizio eseguito da Carlo Pellegrini a Roma sotto la direzione del Bernini fra il 1036 e il 1640.
Ai lati della pala del Porta furono collocati due quadri effigianti episodi della vita di San Maurizio; a sinistra Il colloquio di San Maurizio con Zendale vescovo di Gerusalemme, a destra Il miracoloso ritrovamento del capo di San Maurizio. Queste due tele vennero segnalate per la prima volta negli inventori dei primi decenni del XIX secolo e sono considerate "di eccellente architettura e pennello del bravo Piroli di Berzonno ancora vivente". L'artista, nato a Berzonno il 16 febbraio 1762, secondo il Rusconi avrebbe eseguito le due opere negli ultimi anni della sua vita che si concluse a Milano il 18 dicembre 1831. Anche le due sacrestie furono interessate dai lavori di ripristino e, nel 1778, la cappella del Santissimo Crocifisso fu abbellita con un altare marmoreo e una nicchia incorniciata con marmo pregiato, che ospitò il gruppo statuario della Pietà in legno dipinto e dorato.
Nella seconda metà del settecento furono messe due file di banchi, una per gli uomini e una per le donne, secondo una disposizione voluta dal vescovo Balbis Bertone. La maggior parte dei banchi era di famiglie private, solo le quattro banchetto in cima alla fila erano comuni.
Ai primi del XIX secolo venne realizzata la decorazione architettonica in stucco con capitelli bianchi e oro e incorniciature rococò alle finestre. L'organo settecentesco e la cantoria vennero decorati con pitture eseguite da "Giacomo pittore" nel dicembre 1 806 per 30 lire e dal pittore ortese Bottarelli che dipinse l'orchestra, l'uscio che immetteva alla nuova scala e il muro; al Bottarelli vennero consegnate 8 lire e 10 soldi. Con questo intervento decorativo l'interno della Parrocchiale assumeva uno stile in cui si armonizzano elementi barocchi, rococò e ottocenteschi; questo impianto decorativo e ornamentale non è stato essenzialmente modificato dagli interventi successivi, mirati soprattutto al mantenimento e al restauro delle strutture architettoniche e delle opere esistenti.


Stemma Provincia Novara Tratto da:
Percorsi, Storia e documenti artistici del novarese
Il territorio dei "Castelli Cusiani"
Pella, Pogno, San Maurizio d'Opaglio
volume 24

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